Si è corsa oggi la seconda tappa, la famosa Trezzo sull’Adda – Brivio – Trezzo d’Adda, del trofeo ciclistico Coppa Cobram. Dopo la prima tappa in solitario, questa ha visto la partecipazione di quattro amici. Partenza ore 15.30 da Trezzo e via lungo i sentieri e le strade che costeggiano il fiume Adda. L’arrivo stabilito inizialmente era Imbersago, ma dopo una sosta gelato (troppo ghiacciato, poco cremoso, uffa!), si è deciso di proseguire di altri 5 km, fino a Brivio: in totale 20 km, percorsi in poco più di un’ora (esclusa naturalmente la pausa).

La ripartenza da Brivio è stata verso le 18.00, incoraggiata soprattutto da qualche nuvola e una brezza sempre più forte. Il dubbio amletico è: “Reggeranno le mie gambe oppure no? Riuscirò a tornare a Trezzo o dovranno chiamare l’ambulanza?“. Ma dopo un primo tratto in cui le gambe non mi rispondevano e il sedere sulla sella dura iniziava a dare evidenti segnali di difficoltà, sfruttando una lunga e bella discesa, sono balzato in testa alla comitiva… E in fondo alla discesa, alla visione del “vuoto assoluto” alla mie spalle, inizia l’avventura in solitario del ciclista della domenica nei panni di Coppi-Bartali-Moser-Saronni-Pantani, tutti insieme in un solo uomo. Inizio a pedalare con tutte le mie forze, tenendo il rapporto della bici col passo più lungo che riuscivo a reggere. Voglio vincere la tappa, vincere per me stesso. E allora via, incurante dei sassi, delle buche, della gente. Zig-zag, salto, frenata, in piedi sui pedali. Inconsapevole della distanza. E allora ci si aggrappa ai ricordi dell’andata: un albero, una chiesetta, una coppia sulla panchina. Sì, quella coppia che limonava 3 ore prima è ancora lì che limona. Allora il ciclista inizia a sentirsi un po’ un pirla: lui ha la lingua felpata solo perchè è in sella da ore, quell’altro perchè limona da ore. Ma oggi non c’è spazio per le paranoie, oggi bisogna vincere il tappone. Oggi sei solo non perchè non hai amici con cui uscire o non hai la ragazza e ti senti un perdente. Oggi sei solo perchè sei primo, perchè sei un vincente. Mi giro: vuoto. E vai! Intravedo il castello di Trezzo: “E’ fatta!“, penso. Vedo un parcheggio, le auto… sono arrivato.. Diminuisco l’andatura per godermi la vittoria. Ma non è l’arrivo: è quel maledetto ristorantino dove all’andata avevo visto servire cozze! Allora cerco di fare mente locale: “Quanto era distante il ristorante dalla partenza?”. Sono troppo stanco, non ricordo. Mi alzo in piedi sui pedai e spingo. Ora vedo l’arrivo. Dietro di me, il vuoto. Arrivo: sento le campane suonare. Nell’estasi della vittoria, penso siano per me. Ma è la messa delle 19.00. Le mani al cielo: sono tornato alla media di 20 km all’ora. La gente mi guarda, stupita: ma solo perchè sono ricoperto dai moscerini. Li ho ovunque. Mi fanno anche un po’ schifo. Ma oggi va bene così. Ho riscattato una pessima figura fatta anni prima. Oggi il ciclista della domenica è campione per un giorno, per un’ora. Oggi ho vinto.






giovedì 26 aprile 2007 at 20:38
‘ah ah ah che ridere
ah ah ah, troppo forte
mi hai fatto scompisciare.
mi porti dietro la prox volta?
comunque la mia media è 14-16 orari, in discesa tocco i 29…scarsa