Negli ultimi anni sono diventato sempre più critico nei confronti del giornalismo in Italia, a causa dell’informazione spesso faziosa e parziale data dai telegiornali e dai quotidiani (nella versione cartacea e online). Molto è dovuto al fatto che oltre ad invecchiare, negli anni sono diventato più maturo e critico; un po’ è anche dovuto ad Internet, che ci permette di ottenere maggiori informazioni, verificare più fonti, in più lingue e altro ancora. L’aspetto che non ho mai ben capito è la mania (esclusivamente italiana?) di creare (falso) allarmismo. L’esempio più evidente è l’aviaria: si prospettava un immenente e devastante arrivo in Europa, ma a parte qualche povero cigno o piccione morto nulla di tutto ciò. Così si è passati da decine di pagine sui quotidiani, da aperture dei TG esclusivamente dedicate a questa pandemia, al silenzio più assoluto. Quanti di noi oggi sanno quale è la reale ed effettiva situazione dell’aviaria nel mondo, come e perchè non è arrivata (fortunamente) in Europa e se mai arriverà?
Questa mia riflessione nasce anche in seguito alla visione di un interessante servizio, durante la puntata de “Le Iene” di martedì 23 aprile, dedicato al lavoro dell’associazione “Medici Senza Frontiere“. Un’analisi approfondita è stata effettuata nei confronti delle dieci crisi umanitarie identificate da MSF come le più ignorate dai media a livello internazionale, la “top ten” delle crisi dimenticate. I risultati sono sconcertanti: voglio porre l’attenzione semplicemente confrontando i dati relativi ai morti per tubercolosi e per aviaria e i rispettivi spazi dedicati dall’informazione italiana. Alla tubercolosi, che contagia 9 milioni di persone e ne uccide 2 milioni ogni anno, i telegiornali hanno dedicato 3 notizie nel corso del 2006. All’influenza aviaria, che ha fortunatamente registrato solo 116 casi e 80 morti in tutto il mondo, sono stati dedicati ben 410 servizi dai TG. Perchè? I “potenziali” morti occidentali da parte dell’aviaria sono più importanti dei morti “reali” nel Terzo Mondo per la tubercolosi?
E’ necessario che i quotidiani e i tg diano più informazione a riguardo: più informazione vuol dire più presa di coscienza, più partecipazione, più finanziamenti, più ricerca, più possibilità di salvare vite umane. Basterebbe anche solo un servizio televisivo di 3 minuti al giorno. Provo a lanciare un’idea, non si sa mai che qualcuno capiti su questo blog e possa attuarla. Io guardo spesso il TG5: da qualche anno esiste ormai una rubrica quotidina dedicata alla cucina, “Gusto”. Non si potrebbe ridurne la frequenza (magari solo al sabato e alla domenica), per lasciare uno spazio quotidiano (dal lunedì al venerdì) ad una rubrica dedicata all’approfondimento, all’informazione su malattie/guerre/ecc… che provocano milioni di morti?
Intanto noi iniziamo a sostenere l’iniziativa “Dimmi di più” per ottenere un’informazione completa, come è nostro diritto.






venerdì 27 aprile 2007 at 00:39
Purtroppo l’allarmismo fa audience oppure, secondo la tesi di Michael Moore in Bowling a Columbine, intercetta e orienta il modo di pensare di migliaia di persone.
non è neppure una novità che certi morti siano più “eccellenti” di certi altri (un bambino morto a Cogne fa più audience di cento bambini morti a Mogadiscio”.
E’ indispensabile quindi, e qui concordo con te, chiedere e battersi per ottenere un’informazione completa.
sciura Pina
venerdì 27 aprile 2007 at 18:47
Sono daccordo con te sull’allarmismo pero’ non solo condiziona le testate giornalistiche ma anche le startegie di mercato e le vendite.
Devi sapere che le produzione e vendite di Merrem in AZ sono aumentate paurosamente proprio per far fronte a una pandemia di aviaria.
E’ da mesi che si sta cercando di mantenere uno stock minimo di sicurezza di prodotto per questo motivo, proprio perchè è l’unico (o uno dei pochissimi) che può curarla.
Pertanto, se continua così, ho il posto di lavoro assicurato…almeno prima che l’azienda chiuda