Copio e incollo il “Buongiorno” di Massimo Gramellini, a cui ho rubato anche il titolo del post:
Moratti si rifiuta di pagare il risarcimento di 1500 euro che un giudice di pace gli ha inflitto per i cori razzisti che echeggiarono a San Siro durante Inter-Napoli dell’anno scorso e per lo striscione che definiva la città partenopea «fogna d’Italia».
Non si sa se il Moratti che non ritiene abbastanza razzisti gli insulti ai napoletani sia lo stesso Moratti che ritenne gravemente razzisti quelli a Balotelli. Siamo abituati ai distinguo esistenziali di Sua Intermittenza, il petroliere ecologista, il censore di Moggi che voleva ingaggiare Moggi: per redimerlo, è chiaro. Ma prima di trasformarlo in capro espiatorio, è onesto riconoscere che c’è un po’ di Moratti in ciascuno di noi. Ogni volta che ci indigniamo a senso unico. Ogni volta che applaudiamo la scelta dell’energia nucleare e poi non vogliamo che ci costruiscano le centrali sotto casa. Ogni volta che… i puntini riempiteli voi.
Questo tratto della psicologia nazionale, che in suo onore potremmo definire morattitudine, è molto ben illustrato da una vecchia barzelletta sui comunisti. Il segretario di sezione deve sottoporre all’esame di ortodossia un giovane adepto. «Compagno» gli dice, «se tu avessi un castello, cosa ne faresti?» «Lo metterei a disposizione del Partito per fare degli alloggi popolari». «Bravo. E se avessi una fuoriserie?» «La venderei e metterei il ricavato a disposizione del Partito». «Bravissimo. E se avessi una bicicletta, compagno, cosa ne faresti?» «E no! Quella ce l’ho e guai a chi me la tocca».






