FABblog

Il blog di Fabrizio Sinopoli

Twitter e i media

| 2 Commenti

time_twitter

Dopo aver conquistato qualche settimana fa la copertina del Time con relativo articolo, Twitter inizia pian piano a riscontrare attenzione anche dai media italiani.

Oggi, su Corriere.it, c’è un bell’articolo di Massimo Gaggi: “La rivoluzione di Twitter manda in affanno i media“.
Twitter non è solo cazzeggio per rispondere alla domanda “What are you doing?”, ma è un servizio di informazione utile in tempo reale:

Ma quando il jet della US Air am­mara sul fiume Hudson o quan­do c’è il terremoto a Los Ange­les, la notizia arriva coi messag­gi di Twitter molto prima che sugli schermi della CNN o sui terminali dell’Associated Press: un cambiamento che co­stringe i giornalisti a dotarsi di una nuova «cassetta degli at­trezzi » per affrontare rivoluzio­ni tecnologiche che stanno cambiando il modo di fare in­formazione. Poi arriva la rivolta in Iran e scopri che, con i corrisponden­ti stranieri messi alla porta dal regime degli ayatollah, Twitter diventa l’unico vero canale di informazione su quello che sta accadendo nel Paese: migliaia di ragazzi armati di cellulare che trasmettono brevi messag­gi e immagini della sommossa e della repressione.

Ecco quindi che Twitter mette in crisi i giornalisti e ne rivoluziona la modalità di lavoro:

Per l’informazione è un vero cambio di paradigma: fare gior­nalismo diventa (anche) saper dominare le nuove tecnologie, aggirare i muri della censura, ma anche filtrare fonti la cui at­tendibilità è tutta da dimostra­re, visto che, per evitare le «re­tate » della polizia elettronica, devono restare ignoti sia l’iden­tità di chi fornisce la notizia sia il luogo dal quale parte il messaggio. Il cronista deve do­tarsi di nuove antenne e di fil­tri per valutare il flusso di ma­teriale prodotto dal cosiddetto «citizen journalism»: il volon­tariato dei cittadini che produ­cono informazione.

E ancora:

La rapida evoluzione tecno­logica spiazza i regimi autorita­ri, ma mette in affanno anche i canali informativi tradizionali: dopo secoli di carta e inchio­stro, i giornali avevano appena cambiato rotta, ospitando an­che «blog» sui loro siti, quan­do è esploso il fenomeno delle reti sociali, Facebook in testa. Negli Usa giornali e tv hanno cominciato ad adattarsi a que­sta nuova realtà quando è esploso il fenomeno dei micro­messaggi.

Ed ora, dopo la Facebook-mania, scoppierà in Italia la twitter-mania?

Articoli correlati

Categoria: Media, Twitter | Tag: , , | Permalink

2 Commenti

  1. Il suo amico e co-fondatore Stone invece sembra essere di opposta opinione: http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/tecnologia/twitter/parla-mister-twitter/parla-mister-twitter.html?ref=hpspr1

    È uno strumento che si connette alla vita vera di milioni di persone, e che in occasioni come quella delle proteste in Iran diventa uno strumento democratico, drammaticamente insostituibile”.

    Criticare come viene utilizzato un proprio strumento è una cosa che non ho mai capito, in questo caso poi la trovo abbastanza ridicola.

Lascia un Commento

Campi obbligatori *.

*