Dopo aver conquistato qualche settimana fa la copertina del Time con relativo articolo, Twitter inizia pian piano a riscontrare attenzione anche dai media italiani.
Oggi, su Corriere.it, c’è un bell’articolo di Massimo Gaggi: “La rivoluzione di Twitter manda in affanno i media“.
Twitter non è solo cazzeggio per rispondere alla domanda “What are you doing?”, ma è un servizio di informazione utile in tempo reale:
Ma quando il jet della US Air ammara sul fiume Hudson o quando c’è il terremoto a Los Angeles, la notizia arriva coi messaggi di Twitter molto prima che sugli schermi della CNN o sui terminali dell’Associated Press: un cambiamento che costringe i giornalisti a dotarsi di una nuova «cassetta degli attrezzi » per affrontare rivoluzioni tecnologiche che stanno cambiando il modo di fare informazione. Poi arriva la rivolta in Iran e scopri che, con i corrispondenti stranieri messi alla porta dal regime degli ayatollah, Twitter diventa l’unico vero canale di informazione su quello che sta accadendo nel Paese: migliaia di ragazzi armati di cellulare che trasmettono brevi messaggi e immagini della sommossa e della repressione.
Ecco quindi che Twitter mette in crisi i giornalisti e ne rivoluziona la modalità di lavoro:
Per l’informazione è un vero cambio di paradigma: fare giornalismo diventa (anche) saper dominare le nuove tecnologie, aggirare i muri della censura, ma anche filtrare fonti la cui attendibilità è tutta da dimostrare, visto che, per evitare le «retate » della polizia elettronica, devono restare ignoti sia l’identità di chi fornisce la notizia sia il luogo dal quale parte il messaggio. Il cronista deve dotarsi di nuove antenne e di filtri per valutare il flusso di materiale prodotto dal cosiddetto «citizen journalism»: il volontariato dei cittadini che producono informazione.
E ancora:
La rapida evoluzione tecnologica spiazza i regimi autoritari, ma mette in affanno anche i canali informativi tradizionali: dopo secoli di carta e inchiostro, i giornali avevano appena cambiato rotta, ospitando anche «blog» sui loro siti, quando è esploso il fenomeno delle reti sociali, Facebook in testa. Negli Usa giornali e tv hanno cominciato ad adattarsi a questa nuova realtà quando è esploso il fenomeno dei micromessaggi.
Ed ora, dopo la Facebook-mania, scoppierà in Italia la twitter-mania?







giovedì 25 giugno 2009 at 09:41
Parliamone anche un po’ male…
http://www.theonion.com/content/news_briefs/twitter_creator_on_iran_i
giovedì 25 giugno 2009 at 09:49
Il suo amico e co-fondatore Stone invece sembra essere di opposta opinione: http://www.repubblica.it/2009/06/sezioni/tecnologia/twitter/parla-mister-twitter/parla-mister-twitter.html?ref=hpspr1
Criticare come viene utilizzato un proprio strumento è una cosa che non ho mai capito, in questo caso poi la trovo abbastanza ridicola.