Cronaca di una disfatta annunciata

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Così, già ad inizio dicembre, si parla di disfatta juventina in seguito all’uscita alla prima fase dalla Champions Leaugue, cosa che non capitava dalla stagione 2000/01.

Che sarebbe stato un girone difficile lo si sapeva fin dai sorteggi: per una squadra di seconda fascia, come la Juve, data per scontata la qualificazione della squadra di prima, la difficoltà si stabilisce sulla forza della squadra di terza. Sulla carta. La realtà ha poi dimostrato che questa (il Bordeaux) si è rilevata nettamente la più forte, non solo del girone, ma di tutte le 32 squadre della Champions. Ma nonostante tutto, dopo le prime quattro giornate, con soli 3 gol segnati e uno solo subito (tanto da fare dire alla Gazzetta che la Juventus aveva la migliore difesa della Champions), la Juventus aveva 8 punti, 4 di vantaggio sulla terza e una qualificazione già in mano. Sarebbe bastata una vittoria su due partite oppure sarebbe bastato un pareggio in casa col Bayern. Invece si è riusciti nell’impresa di perdere entrambe le partite, a dimostrazione che spesso è meglio giocare avendo un solo risultato a disposizione. A conti fatti, due sole vittorie per 1-0, sudatissime, contro la squadra più debole del girone, due pareggi e due sconfitte.

Difficile non parlare di disfatta, anche per i più ottimisti. Fuori dalla Champions League già a dicembre (con i danni economici che ne conseguono), rimarebbe il campionato (dato che eventuali vittorie in Coppa Italia o Europa League sarebbero un contentino insufficiente tale da non rendere la stagione positiva). Ma anche qui la realtà non è delle migliori: vero è che 5 punti dalla prima in classifica, con oltre 20 partite da disputare sono recuperabili. Ma è altrettanto vero che la Juventus non ha mai dimostrato di poter vincere lo scudetto: escluse le prime 5 partite e quella con la Sampdoria, la squadra ha sempre sofferto, vincendo con difficoltà (Chievo, Udinese e Inter per citarne alcune) e perdendo già 3 partite (Palermo, Cagliari e soprattutto Napoli, dal 2-0 al 2-3 in casa).

Così, ci si trova già qui a cercare i colpevoli. La società, la squadra o l’allenatore? Come ha detto Ferrara ieri sera, sono tutti colpevoli, nessuno escluso. Ha ragione. La colpa è di tutti, ma con percentuali di colpe differenti. La situazione attuale è figlia dei continui e gravi errori della società, ultimo dei quali quello di affidare una squadra, ora costretta a tornare a vincere un trofeo, ad un allenatore inesperto. Per cui, se questo cambia modulo 3 volte a partita, se fa cambi sconsiderati, se rischia di rovinare oltre 50 milioni di euro di investimento, allora non si può puntare il dito solo contro di lui, ma contro chi lo ha messo lì. Avrebbe anche le attenuanti dei continui infortuni, ma a questo punto, dopo un anno e mezzo in cui la Juventus ha sistematicamente fuori per infortunio 4/5 giocatori  a partita, bisognerebbe iniziare a chiedersi il perché di tanti infortuni.

La carriera di Ferrara alla Juventus è irrimediabilmente segnata, a meno di clamorose e poco probabili svolte positive da qui a fine stagione. Ciro rimarrà fino a fine campionato sulla panchina della Juventus per più motivi. Non ci sono allenatori disponibili per avviare ora un nuovo “progetto” (Mancini ha un ingaggio fuori portata e non sarebbe ben visto da una “piazza” già piuttosto calda e arrabbiata) e nessuno disponibile a “traghettarla” fino a fine anno, quando arriverà un nuovo allenatore. Chi? Luciano Spalletti, che avevano già in mano questa estate e che per motivi economici e di accordi sullo staff tecnico invece non è arrivato. Arriverà, ma con un anno di ritardo. Un altro anno probabilmente buttato.

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