Il meglio deve ancora venire
Dire che il concerto di Ligabue di venerdì scorso a San Siro sia stato “Un colpo all’anima” sarebbe troppo facile. Non dirlo, però, sarebbe falso.
Ligabue non tradisce nemmeno questa volta, non tradisce i 70.000 presenti alla prima delle due date milanesi. A rendere lo spettacolo un evento è lui e le sue intuizioni. Un orologio ad indicare l’orario di inizio del concerto, il countdown come fosse l’ultimo dell’anno e poi il via con Taca Banda. Non nella versione originale, ma scritta apposta per la serata e cantata come al karaoke dallo stadio intero. Poi via, quasi tutto d’un fiato, con un Ligabue meno chiacchierone del solito. Un mix tra le canzoni di “Arrivederci, mostro!” e i grandi successi come “Certe notti“, “Piccola stella senza cielo” e “Ho messo via“. Il finale è da brividi, con lo stadio intero che salta e balla che sembri possa crollare da un momento all’altro sulle note di “A che ora è la fine del mondo” e “Urlando contro il cielo“. Il bis non è per nulla banale. Questa volta non si chiude con “Buonanotte all’Italia“, le cui immagini che la accompagnano sono cambiate. Onore e gloria non solo ai grandi che non ci sono più che hanno reso grande l’Italia nello sport, nello spettacolo e nella politica, ma anche a quelli che ancora oggi lo fanno (Francesca Schiavone e Valentino Rossi). Sparisce anche l’Italia campione del mondo 2006 a scapito di quella dell’82. La chiusura quest’anno spetta a “Il meglio deve ancora venire“, introdotta da Ligabue come l’inno a vivere e credere in un futuro migliore. Perché non costa nulla.
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