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Il blog di Fabrizio Sinopoli

Il mio saluto (in ritardo) al Capitano

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Questa volta il ritardo con cui scrivo questo articolo non è dovuto a mancanza di tempo. Al contrario, è il tempo che mi ci è voluto per metabolizzare l’addio (arrivederci?) di Alessandro Del Piero alla Juventus.

Esagerato? Forse un po’ sì. Ma son sicuro che solo chi ha la stessa passione che ho io per il calcio, solo che è tifoso sfegatato di una squadra, può capire cosa vuol dire non vedere più un giocatore, un grande giocatore in questo caso, indossare la maglia della propria squadra del cuore dopo 19 anni.

19 anni sono tanti: vuol dire che praticamente metà della mia vita l’ho vissuta con Del Piero in bianconero. Una certezza insomma. Un’abitudine, una bellissima abitudine.

Per cui non mi vergogno a dire che domenica 13 aprile ho pianto a dirotto, ero una fontana quando il Capitano è uscito dal campo e ha iniziato a salutare il pubblico. Reazione esagerata solo per chi non ama il calcio come me.

Si volta pagina” come ha detto Del Piero. Sarà dura per lui non indossare quella maglia numero 10, sarà dura per noi tifosi non vederlo più in campo, non sentire la voce dello stadio che grida “Per la Juventus, ha segnato il nostro numero 10: Alessandro…” e quell’urlo che parte dal cuore di ogni spettatore “DEL PIERO!“.

Ci mancherà il Capitano, ma ho una certezza: lui continuerà ad indossare quella maglia numero 10.

Perché l’ha tatuata addosso, sulla pelle e niente e nessuno potrà  toglierla.

Perché come te, nessuno mai.
Perché niente e nessuno è più grande di te.
Perché… “un capitano, c’è solo un capitano”.

Per sempre il nostro capitano.

Grazie di tutto, Alex!

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