
Non è facile, quasi impossibile, riuscire a trasmettere le emozioni che ho provato ieri sera a San Siro. Mi piacerebbe poterle raccogliere, mettere in una scatola gigante e buttarmici dentro ogni volta che ne ho bisogno. Perché la carica, l’energia che ha trasmesso un immenso Ligabue ti dà la forza di andare avanti, di vivere a testa a alta e di continuare sempre a sognare.
L’atmosfera e il clima di San Siro sono unici: si capisce cosa vogliono dire i telecronisti delle partite di calcio quando dicono “applauso assordante”. Che emozione stare su quel campo dove tutti noi amanti del calcio abbiamo sognato almeno una volta di giocarci. Da brividi guardare gli spalti, chiudere per tre secondi gli occhi e immaginarsi che quegli applausi siano per te, dopo che hai appena segnato. Sognare non costa niente e ieri ci ho provato.
Il concerto.
Nessun effetto pirotecnico, ma pale eoliche e pannelli solari sul palco, per l’impegno ecologista di Ligabue: la CO2 prodotta verrà compensata da foreste in Costa Rica.
Si inizia con le immagini delle volte precedenti del Liga a San Siro. 1997 (c’ero, anche quella volta, da solo, sul prato), 2002 (c’ero), 2006 (non c’ero, dopo la delusione del settembre 2005 a Campo Volo). Oggi: ci sono, ancora lì sul prato, solo. Si parte con “Certe Notti” e per me è impossibile trattenere le lacrime. E’ la canzone che mi ha fatto innamorare di Ligabue, la canzone che ha segnato un certo periodo della mia vita. Poi sentirla cantare da tutto lo stadio, con quella intensità, è da pelle d’oca. Poi ci si scatena subito con “Il centro del mondo“. Scorrono immagini sui due maxischermi centrali e i due laterali. Ligabue si lascia andare anche ad espressioni “da film” nelle inquadrature in primo piano. “Ho messo via“: il pensiero vola a lei, chissà perché. Lo stadio al buio illuminato dagli accendini.E’ un susseguirsi di emozioni, tra canzoni cantate a squarciagola, salti, balli, sudore, bottiglie d’acqua che volevano in aria: “Leggero“, “Le donne lo sanno“, “Libera nos a malo“, “Vivo, morto o X“. C’è spazio anche per ringraziare lo zio Guccini e cantare “Ho ancora la forza“.
Un momento clou del concerto è durante “Non è tempo per noi“: sullo schermo vengono proposti i primi 10 articoli della costituzione italiana. Sono lì per farci riflettere, come vuole il Liga.
Poi l’articolo 1001:
Il rock deve essere suonato al volume che serve
La prima parte si chiude con la canzone che fa tremare tutto San Siro: “Urlando contro il cielo“, per l’occasione in diretta telefonica anche per Nicola.
Ligabue (e “Capitan” Fede Poggipollini) rientrano sul palco senza camicia. Si riprende con “Tra palco e realtà” e “Balliamo sul mondo“. A quel punto siamo sfiniti, dal caldo, dal sudore, dalle emozioni.
Ligabue sceglie di chiudere con un altro momento toccante.
Questo Paese non è di chi lo governa, ma di chi ci abita. Vi consiglio di andare andare a fare la cosa migliore che si può fare dopo un concerto: andate a fare l’amore. Con il vostro uomo, con la vostra donna, con chi avete conosciuto stasera. Fatelo da soli. Ma fatelo. E poi vi chiedo di fare i sogni che dovete fare, i sogni che vi meritate, in un Paese che meritate. Perché voi meritate tutto.
“Buonanotte all’Italia“: sullo schermo immagini dei momenti, delle persone che hanno segnato il nostro Paese, come sottofondo il nostro sincero applauso. Ho visto tante persone piangere durante questa canzone. E’ stato bello. Emozionarsi è bello.
Un Ligabue meno chiaccherone rispetto ad altri concerti. Meno effetti. Tanto spazio alla musica e alle immagini. All’arte in generale. Un altro grandissimo concerto. Stampato nel cuore. Si può amare e si può odiare Ligabue. Ma una cosa è certa: è un animale da palco. Uno che trasmette pensieri positivi, belle parole, amore ed emozioni. Finché ci sono persone come lui possiamo davvero credirci, continuare a sperare e sognare.
Grazie Liga.
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